Alcune considerazioni sulla chirurgia funzionale ed estetica del naso.

Il naso è un organo particolarmente complesso, di precipuo valore estetico, ma anche di grande importanza funzionale, essendo parte essenziale dell’apparato respiratorio e la sede di ricezione degli stimoli olfattori.

Numerose modificazioni patologiche dell’anatomia del naso esterno e di quello interno, responsabili solitamente di un deficit respiratorio nasale, associato o meno a disosmia, possono trarre benefico dalla rinochirurgia correttiva.

La profonda e radicale evoluzione della società che, attualmente, tiene in alta considerazione gli attributi fisici e reputa la cura del proprio aspetto sempre più pressante al pari del desiderio di essere il più possibile giovani, ha determinato una rapida diffusione della chirurgia nasale estetica che è divenuta fruibile in ogni classe sociale.

Dal canto suo la chirurgia funzionale ed estetica del naso ha raggiunto, soprattutto nell’ultimo decennio, un affinamento tale da garantire uno standard di risultati che possono essere definiti chirurgicamente buoni se non addirittura ottimi.

Il successo della rinoplastica dipende, peraltro, non soltanto dall’abilità tecnica del chirurgo ma anche dalle implicazioni psicologiche del paziente legate all’ambiente in cui vive, dove il giudizio dei familiari e degli amici assume importanza preminente.

Al di là di queste considerazioni di carattere generale è bene premettere che la rinoplastica è un intervento chirurgico molto complesso, come tale non scevro di complicanze, che mira ad ottenere cambiamenti della morfologia del naso interno ed esterno allo scopo di perseguire risultati funzionali ed estetici migliorativi, mai di perfezionismo.

L’indicazione all’intervento si pone nella scoliosi della piramide nasale, nel gibbo osteocartilagineo, nel naso a sella, nelle malformazioni delle cartilagini alari e triangolari con conseguente alterazione della punta e del vestibolo nasale. La medesima indicazione può rendersi necessaria anche nelle deviazioni del setto nasale associate ad ipertrofia dei turbinati inferiori, ovvero in quelle patologie esteticamente poco rilevanti, che condizionano una insufficienza respiratoria nasale.

Per quanto attiene alle metodiche operatorie, ormai ampiamente codificate, l’accesso alle strutture nasali si ottiene con la tecnica chiusa attraverso incisioni endonasali non visibili, come quella emitrasfissa di Cottle, quella intercartilaginea e la marginale. Per contro alcuni autorevoli chirurghi plastici, sia europei che americani, propendono per l’incisione transcolumellare di Rethi, che risulta visibile all’esterno e che può comportare seri problemi estetici qualora la guarigione della ferita non risulti ottimale.

Per tale motivo è opinione molto diffusa che la tecnica di rinoplastica aperta sia da riservare, per la migliore esposizione delle strutture nasali, soprattutto agli interventi di revisione, punte difficili, perforazioni settali,naso a sella.

Prescindendo da queste problematiche fondamentali, le varianti tecniche via via proposte e utilizzate nel tempo, anche per quanto concerne le condrotomie e le osteotomie, sono riconducibili, in definitiva, alla metodica operativa di rinoplastica preconizzata da Joseph già nel 1898.

L’ intervento viene praticato, preferibilmente, in anestesia generale e portato a termine nell’arco di 60-90 minuti.

E’ innegabile che l’operazione debba essere effettuata, previa esecuzione degli esami ematochimici, radiografici e cardiologici necessari, in ambiente altamente specializzato e dotato di tutti i presidi di emergenza, compresi quelli di rianimazione.

La permanenza in ospedale deve protrarsi per almeno 24 ore ed il paziente deve considerare che rimarranno per 10-15 giorni sul volto i segni dell’atto operatorio.

Per quanto attiene ai risultati indubbiamente la rinoplastica, come tutti gli interventi chirurgici, è soggetta a complicanze ed insucessi che anche il chirurgo più esperto, più cauto e più fortunato non riuscirà talora ad evitare.

Le complicanze immediate, che compaiono, nel periodo post-operatorio e che, praticamente vengono dominate con una certa facilità sono: il sanguinamento, l’ematoma, le infezioni, la periostite, le lesioni del dotto naso-lacrimale, le ecchimosi, l’edema periorbitario, le perforazioni del setto.

Le complicanze tardive, che intervengono a varia distanza di tempo dall’intervento e che, a seconda della natura, possono essere responsabili dell’insuccesso chirurgico sono: la diastasi delle lamine osteocartilaginee, la formazione di callo osseo o fibroso con irregolarità del profilo nasale, l’alterazione anatomica della valvola nasale con conseguente insufficienza respiratoria, la persistenza o la comparsa di deviazione della piramide, l’asimmetria della punta.

A fronte di tutte queste possibili complicanze va però sottolineato che i casi in cui e necessario un reintervento sono veramente pochi e non superano il 3-4 %.

Un cenno merita infine l’utilizzo, nella rinochirurgia plastica, l’utilizzo di innesti autologhi quali cartilagine settale, cartilagine auricolare, cartilagine costale che, seppure ben tollerati possono subire negli anni un minimo riassorbimento rispetto alle dimensioni originali mentre gli impianti sintetici come Silicone, Silastic, Goretex ecc., sono talora mal tollerati dal naso ed in alcuni casi vengono estrusi.

Viste e considerate le problematiche suesposte appare evidente come, in tema di rinoplastica a scopo estetico-funzionale, il rapporto medico-paziente debba essere improntato, sin dalla prima visita, sulla reciproca stima e simpatia, cosi che il paziente si affidi serenamente al chirurgo prescelto e l’operatore si prodighi per ottenere la correzione che insieme è stata concordata.

In conclusione, se l’intervento viene pianificato correttamente ed eseguito con perizia, è possibile ottenere, nella quasi totalità dei casi, una rinoplastica ben riuscita che è quella in cui ad un buon risultato estetico si associa una perfetta funzionalità nasale.

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